Google chiude un’era: arriva Gemini

Dopo quasi dieci anni di servizio, Google Assistant si prepara a lasciare definitivamente il posto a Gemini. Google ha confermato che dal 4 settembre 2026 l’assistente vocale storico verrà progressivamente rimosso dai dispositivi Android compatibili, diventando parte integrante della nuova strategia basata sull’intelligenza artificiale generativa.

Gli utenti stanno già ricevendo una comunicazione ufficiale via email che anticipa il cambiamento. Continuando a pronunciare il classico comando “Ok Google”, non sarà più Google Assistant a rispondere, ma Gemini.

Cosa cambia per gli utenti

Il nuovo assistente non si limiterà ad eseguire semplici comandi vocali come impostare una sveglia o inviare un messaggio. Gemini introduce capacità conversazionali molto più evolute, comprendendo il contesto, mantenendo memoria della conversazione e integrandosi profondamente con le applicazioni Google.

  • Conversazioni naturali e contestuali.
  • Comprensione di richieste complesse.
  • Integrazione con Gmail, Maps, Calendar e Workspace.
  • Supporto multimodale con testo, voce e immagini.
  • Maggiore produttività grazie all’intelligenza artificiale generativa.

Quali dispositivi saranno interessati

La sostituzione riguarda smartphone Android, tablet, smartwatch Wear OS, cuffie compatibili e Android Auto collegato allo smartphone. Per il momento rimangono esclusi Google Home, Google Nest, Google TV e le auto con Google Built-in, dove Assistant continuerà a funzionare fino a un futuro aggiornamento.

Perché Google punta tutto su Gemini

La concorrenza con ChatGPT, Microsoft Copilot e gli altri assistenti AI ha accelerato la trasformazione dell’ecosistema Google. Gemini rappresenta il nuovo centro della strategia dell’azienda, con un’intelligenza artificiale progettata non solo per rispondere alle domande ma anche per assistere gli utenti nello studio, nel lavoro, nella scrittura, nella programmazione e nella ricerca di informazioni.

Una svolta per Android

L’addio a Google Assistant segna la fine di uno degli strumenti più iconici dell’universo Android. La nuova generazione di assistenti punta su modelli linguistici avanzati capaci di comprendere il contesto, ragionare e interagire in maniera sempre più naturale. Per milioni di utenti sarà uno dei cambiamenti più importanti introdotti da Google negli ultimi anni.

Google chiude la class action con un accordo milionario

Google ha raggiunto un accordo da 50 milioni di dollari per chiudere una class action avviata da migliaia di dipendenti afroamericani che accusavano il colosso tecnologico di pratiche discriminatorie sistemiche sul posto di lavoro.

La causa riguardava presunte disparità nelle assunzioni, negli stipendi e nelle opportunità di avanzamento di carriera all’interno dell’azienda. Il caso è stato seguito dal tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Nord della California, che ha approvato definitivamente l’intesa.

Le accuse contro Google

La class action era partita nel 2022 dopo la denuncia dell’ex dipendente April Curley, che aveva accusato Google di mantenere una cultura aziendale discriminatoria nei confronti dei lavoratori afroamericani.

Secondo le accuse, molti dipendenti neri sarebbero stati inseriti in posizioni inferiori rispetto alle loro qualifiche reali, ricevendo salari più bassi e minori possibilità di crescita professionale rispetto ai colleghi.

Nel corso della causa, altri ex dipendenti si sono uniti all’azione legale, rafforzando le accuse di disparità razziali sistemiche all’interno dell’azienda.

I numeri della controversia

Tra i dati citati nella causa emergeva che nel 2014 Google contava oltre 32 mila dipendenti, ma solo una piccola percentuale era composta da lavoratori afroamericani. Negli anni successivi l’azienda aveva aumentato la presenza di dipendenti neri, ma secondo i ricorrenti le differenze salariali e professionali sarebbero rimaste evidenti.

L’accordo raggiunto non rappresenta un’ammissione ufficiale di responsabilità da parte di Google, ma pone fine al contenzioso legale iniziato diversi anni fa.

Le reazioni

L’avvocato per i diritti civili Ben Crump, coinvolto nella causa, ha definito l’accordo un passo importante contro le discriminazioni nel settore tecnologico. Secondo i legali dei dipendenti, il caso potrebbe spingere altre aziende tech a rivedere le proprie politiche interne su inclusione, stipendi e avanzamenti di carriera.

La vicenda ha riacceso il dibattito internazionale sul tema della diversità nelle grandi aziende tecnologiche e sulle differenze di trattamento denunciate da molti lavoratori negli ultimi anni.

Batterie al litio: rivoluzione energetica in corso

Le batterie al litio sono oggi alla base di smartphone, laptop, auto elettriche e sistemi di accumulo energetico. Grazie alla loro alta densità energetica, permettono di immagazzinare più energia in meno spazio rispetto alle tecnologie tradizionali.

Perché stanno sostituendo le altre batterie

  • Maggiore autonomia
  • Ricarica più veloce
  • Peso ridotto
  • Durata superiore

Applicazioni principali

Le batterie al litio sono utilizzate in mobilità elettrica, elettronica di consumo e sistemi di energia rinnovabile.

Svantaggi e criticità

Nonostante i vantaggi, esistono criticità legate a smaltimento, sicurezza e approvvigionamento delle materie prime.

Conclusione

Il futuro è sempre più orientato verso soluzioni basate sul litio, con innovazioni continue nel settore.