Google introduce una nuova impostazione in Search Console dedicata all’AI generativa nella Ricerca. I proprietari dei siti possono ora decidere se consentire oppure escludere link e contenuti del proprio sito dalle funzionalità AI di Google Search.

Il nuovo controllo AI di Google Search Console

La nuova opzione si trova nelle impostazioni di Google Search Console, nella sezione AI generativa nella Ricerca.

Google ha reso disponibile questo controllo a livello globale dal 31 agosto 2026 e attualmente riguarda:

  • AI Overview
  • AI Mode
  • le funzionalità di AI generativa nel Feed personalizzato Google

Includere il sito nelle risposte AI di Google

Se viene selezionata l’opzione “Includi i link e i contenuti del mio sito nelle funzionalità di AI generativa nella Ricerca”, Google può utilizzare i contenuti del sito nelle proprie esperienze di ricerca generativa.

Le pagine possono comparire come link nelle risposte AI e i loro contenuti possono contribuire a fornire informazioni utilizzate per generare le risposte. Questo può quindi produrre nuove impressioni e traffico verso il sito.

Cosa succede scegliendo Escludi

La seconda possibilità consente invece di escludere il sito. In questo caso i suoi link e contenuti non saranno idonei a comparire nelle funzionalità generative interessate e non potranno essere utilizzati come input per generare quelle risposte o anteprime.

Google precisa però un aspetto importante: questa scelta non influenza il ranking del sito nelle altre sezioni della Ricerca Google.

AI generativa e SEO: cosa conviene fare?

Per un sito che punta sulla visibilità organica, mantenere attiva l’inclusione offre un ulteriore canale attraverso il quale i contenuti possono essere scoperti dagli utenti. AI Overview e soprattutto AI Mode stanno infatti modificando progressivamente il modo in cui vengono effettuate le ricerche.

Questo rende ancora più importante creare contenuti originali, facilmente interpretabili, ben strutturati semanticamente e capaci di rispondere con precisione alle domande degli utenti.

Come controllare le impressioni provenienti dall’AI

Search Console mette inoltre a disposizione un report sul rendimento dell’AI generativa. Il rapporto consente di analizzare le impressioni ricevute nelle funzionalità supportate e individuare le pagine che ottengono maggiore visibilità.

Google sta quindi iniziando a separare e rendere misurabile una parte della visibilità ottenuta attraverso le proprie esperienze di ricerca basate sull’intelligenza artificiale.

Non è la stessa cosa di Google-Extended

È importante non confondere questa impostazione con i controlli relativi all’addestramento dei modelli AI. Google specifica che il nuovo controllo riguarda la presenza dei contenuti nelle funzionalità generative della Ricerca. Per limitare l’utilizzo dei contenuti per l’addestramento dei modelli viene invece utilizzato il controllo Google-Extended.

Una nuova area della SEO da monitorare

La SEO non riguarda più soltanto la classica pagina dei risultati. AI Overview, AI Mode, ricerca multimodale e nuove esperienze generative stanno creando ulteriori superfici nelle quali un sito può ottenere visibilità.

Per webmaster e professionisti SEO diventa quindi importante non soltanto controllare posizionamenti e clic tradizionali, ma anche verificare quanto e come i propri contenuti vengono mostrati nelle esperienze AI di Google.

La ricerca su Google non è più limitata alla classica sequenza di parole digitate all’interno di una casella. Immagini, fotocamera, voce, testo, video e altri contenuti possono diventare contemporaneamente elementi di una ricerca.

È questo il principio della ricerca multimodale: permettere all’utente di esprimere ciò che sta cercando utilizzando più modalità di input e consentire ai sistemi di intelligenza artificiale di interpretarle insieme.

Nel 2026 questo approccio è diventato ancora più importante con l’evoluzione di Google Lens, Circle to Search, AI Overviews e AI Mode.

Google ha infatti progressivamente integrato i modelli Gemini nella Ricerca, permettendo di formulare domande più lunghe e complesse e di utilizzare contenuti visivi come punto di partenza della ricerca. AI Mode è disponibile anche in Italia e in italiano.

Che cos’è una ricerca multimodale

Una ricerca tradizionale potrebbe essere:

“casco motocross nero Acerbis”

La richiesta è composta esclusivamente da testo.

Con una ricerca multimodale, invece, l’utente potrebbe fotografare un casco e chiedere:

“Dove posso comprare questo modello?”

Oppure:

“Trovami questo casco in nero, taglia L, disponibile in Italia.”

In questo caso Google deve interpretare contemporaneamente:

  • l’immagine;
  • l’oggetto presente nell’immagine;
  • il marchio, quando riconoscibile;
  • colore e caratteristiche visive;
  • il testo della domanda;
  • l’intenzione dell’utente.

Google Lens permette già di utilizzare una fotografia, un’immagine presente sul dispositivo o persino una porzione specifica dell’immagine come base della ricerca. I risultati possono comprendere informazioni sull’oggetto, immagini simili e siti che contengono la stessa immagine o immagini correlate.

Dalla parola chiave all’oggetto

Questo cambiamento è particolarmente importante per l’e-commerce.

Nel modello classico il commerciante cerca di posizionarsi per parole chiave come:

“bobina accensione Tourmax Kawasaki KX 250”

Con la ricerca multimodale l’utente potrebbe invece fotografare direttamente la bobina smontata dalla moto.

Potrebbe quindi chiedere:

“Che ricambio è?”

e successivamente:

“Dove posso comprarlo?”

oppure:

“Trovami quello compatibile con Kawasaki KX 250 del 1998.”

Il motore deve passare dall’immagine all’identificazione dell’oggetto e successivamente collegare quell’oggetto a informazioni presenti sul web.

Diventano quindi estremamente importanti elementi come:

immagine → nome → marca → codice produttore → caratteristiche → compatibilità → prezzo → disponibilità → venditore.

Google Lens

Google Lens rappresenta uno dei principali strumenti di ricerca visuale di Google.

Da computer è possibile caricare un’immagine, trascinarla nella ricerca oppure utilizzare l’URL dell’immagine. Da smartphone è possibile fotografare direttamente un oggetto o selezionare una parte dell’immagine.

Supponiamo di avere davanti una leva frizione per motocross.

Invece di conoscere preventivamente:

  • produttore;
  • modello;
  • codice;
  • moto compatibili;

possiamo fotografarla.

Successivamente possiamo aggiungere:

“È compatibile con KTM EXC 250 2023?”

La ricerca non riguarda più soltanto il riconoscimento visivo della leva. L’immagine fornisce un contesto e la domanda testuale aggiunge un secondo livello di significato.

AI Mode e ricerca multimodale

AI Mode porta questo concetto ancora più avanti.

Google descrive AI Mode come un’esperienza capace di combinare ragionamento, multimodalità, domande successive e collegamenti al web. In Italia il servizio è stato introdotto nell’ottobre 2025.

L’utente può quindi partire da un’immagine e continuare la conversazione.

Immaginiamo questa sequenza:

Utente: fotografa un casco.

Domanda: “Che tipo di casco è?”

Poi: “Trovami qualcosa di simile per motocross.”

Poi: “Solo nero.”

Poi: “Sotto 180 euro.”

Poi: “Disponibile in Italia.”

La ricerca diventa progressivamente più specifica senza obbligare l’utente a ricominciare da zero.

Google ha spiegato che AI Mode utilizza anche una tecnica definita query fan-out: la richiesta può essere suddivisa in sottotemi e Google può eseguire più ricerche parallelamente per costruire la risposta.

Il visual search fan-out

Un’evoluzione particolarmente interessante riguarda il cosiddetto visual search fan-out.

Invece di limitarsi a riconoscere il soggetto principale di una fotografia, il sistema può analizzare differenti elementi e dettagli presenti nella scena ed effettuare più ricerche.

Google ha spiegato che questa tecnica permette ad AI Mode di riconoscere anche dettagli e oggetti secondari e di eseguire diverse query in background.

Facciamo un esempio legato al motocross.

Una fotografia potrebbe mostrare:

  • moto;
  • casco;
  • maschera;
  • stivali;
  • guanti;
  • paramani.

La domanda potrebbe essere:

“Che accessori monta questo pilota?”

Una ricerca visuale evoluta non deve necessariamente interpretare l’intera fotografia come un unico oggetto. Può cercare di comprendere le diverse componenti della scena.

Nel febbraio 2026 Google ha inoltre annunciato per Circle to Search la possibilità di cercare più oggetti presenti nella stessa immagine, inizialmente su dispositivi selezionati.

Circle to Search

Circle to Search elimina persino la necessità di salvare l’immagine.

Supponiamo di vedere su Instagram, YouTube o una pagina web una motocicletta con dei paramani interessanti.

È possibile selezionare visivamente l’oggetto sullo schermo e avviare la ricerca.

Il comportamento dell’utente cambia radicalmente.

Prima: vedo prodotto → cerco di capire il nome → apro Google → digito il nome.

Ora: vedo prodotto → seleziono prodotto → cerco.

Nel 2026 Google ha esteso ulteriormente questa idea permettendo, sui dispositivi supportati, di selezionare più elementi della stessa scena.

Un esempio e-commerce completo

Immaginiamo che una persona possieda una:

Kawasaki KX 250 del 1998.

Smonta una bobina di accensione e la fotografa.

Potrebbe chiedere:

“Trova questa bobina per Kawasaki KX 250 1998.”

Il sistema potrebbe cercare di riconoscere:

  • tipologia del componente;
  • eventuale marchio;
  • eventuali scritte;
  • forma;
  • connettori;
  • caratteristiche visive.

Contemporaneamente dispone dell’informazione testuale:

Kawasaki + KX 250 + 1998.

A questo punto diventa estremamente utile trovare sul web una pagina prodotto che dichiari chiaramente:

Prodotto: Bobina accensione
Marca: Tourmax
MPN: IGN-424
Moto: Kawasaki
Modello: KX 250
Anni: 1995-2002
Prezzo: 37 €
Disponibilità: disponibile

La fotografia aiuta a individuare il prodotto.

I dati strutturati e il contenuto della pagina aiutano a capire esattamente quale prodotto sia e se soddisfi la richiesta.

Perché le immagini dei prodotti diventano ancora più importanti

Per anni le immagini sono state considerate principalmente una componente estetica della scheda prodotto.

Con la ricerca multimodale diventano anche informazione ricercabile.

Per un e-commerce è quindi consigliabile evitare di trattare le fotografie come semplici elementi decorativi.

Una scheda dovrebbe possibilmente contenere:

  • fotografia principale nitida;
  • vista laterale;
  • vista frontale;
  • retro;
  • dettagli;
  • confezione;
  • eventuali codici o etichette visibili;
  • prodotto montato, quando utile.

Un ricambio fotografato bene offre al sistema più elementi per stabilire una corrispondenza visuale.

Nome dei file immagine

Anche il nome del file dovrebbe essere descrittivo quando possibile.

Meglio:

bobina-accensione-tourmax-ign-424-kawasaki-kx250.jpg

rispetto a:

IMG_839203.jpg

Il nome del file da solo non garantisce alcun posizionamento, ma fa parte di una strategia nella quale tutte le informazioni concordano tra loro.

Lo stesso vale per alt:

<img
  src="bobina-accensione-tourmax-ign-424-kawasaki-kx250.jpg"
  alt="Bobina accensione Tourmax IGN-424 per Kawasaki KX 250">

L’obiettivo non è inserire parole chiave artificialmente, ma descrivere correttamente ciò che l’immagine rappresenta.

Immagini e dati prodotto devono raccontare la stessa cosa

La situazione ideale è:

IMMAGINE
Bobina Tourmax

↓

ALT
Bobina accensione Tourmax IGN-424

↓

TITOLO
Bobina accensione Tourmax IGN-424 Kawasaki KX 250

↓

MPN
IGN-424

↓

BRAND
Tourmax

↓

COMPATIBILITÀ
Kawasaki KX 250 1995-2002

↓

OFFERTA
37 € - disponibile

Più queste informazioni sono coerenti, meno ambiguo diventa il prodotto.

Schema.org e ricerca multimodale

Per un e-commerce rimangono importanti anche i dati strutturati.

Un esempio semplificato:

{
  "@context": "https://schema.org",
  "@type": "Product",
  "name": "Bobina accensione Tourmax IGN-424",
  "sku": "1078174",
  "mpn": "IGN-424",
  "brand": {
    "@type": "Brand",
    "name": "Tourmax"
  },
  "image": [
    "https://example.com/images/tourmax-ign-424.jpg"
  ],
  "offers": {
    "@type": "Offer",
    "price": "37.00",
    "priceCurrency": "EUR",
    "availability": "https://schema.org/InStock"
  }
}

Lo Schema non sostituisce una buona pagina prodotto e non garantisce che il prodotto venga scelto da un sistema AI.

Serve però a fornire informazioni esplicite e strutturate sull’entità presente nella pagina.

Il codice produttore diventa fondamentale

Per i ricambi tecnici, uno degli elementi più importanti è l’MPN, cioè il codice assegnato dal produttore.

Prendiamo:

Tourmax IGN-424

Un negozio può assegnargli internamente:

1078174

un altro:

BOB-2948

un altro ancora:

TMAX00123.

Sono SKU differenti.

Ma:

IGN-424

rimane il riferimento del produttore.

Per questo, quando disponibile, è utile dichiarare separatamente:

"sku": "1078174",
"mpn": "IGN-424"

Questo rende più semplice distinguere il codice interno del negozio dall’identificatore del prodotto.

Compatibilità: il vero vantaggio dei ricambisti specializzati

Per un negozio di ricambi non basta descrivere bene il prodotto.

Bisogna descrivere bene a cosa serve.

Per esempio:

Tourmax IGN-424

Compatibile con:

Kawasaki KX 250
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002

Un utente difficilmente vuole semplicemente:

“una bobina”.

Vuole:

“la bobina corretta per la mia KX 250 del 1998.”

Questa differenza è enorme.

La ricerca multimodale rende ancora più interessante la combinazione tra riconoscimento dell’oggetto e database di compatibilità.

Ricerca multimodale e Shopping

La ricerca visuale sta diventando particolarmente importante anche nello shopping.

Google ha descritto AI Mode come capace di mostrare risultati visuali acquistabili partendo anche da descrizioni conversazionali. Il sistema combina comprensione visiva, linguaggio e Shopping Graph per individuare prodotti pertinenti.

Questo significa che una ricerca potrebbe essere:

“Voglio un casco simile a questo, ma nero, sotto i 150 euro.”

Non abbiamo più necessariamente:

casco + marca + modello + nero + prezzo

come sequenza rigida di keyword.

Abbiamo un’intenzione espressa attraverso immagine e linguaggio naturale.

Dal SEO tradizionale all’ottimizzazione delle entità

Questo non significa che la SEO tradizionale sia morta.

Titoli, contenuti, link interni, performance, indicizzazione, canonical e struttura tecnica continuano ad avere importanza.

Ma bisogna iniziare a ragionare anche in termini di entità.

Una pagina dovrebbe rendere evidente:

COS'È?
Bobina accensione

CHI LA PRODUCE?
Tourmax

QUALE?
IGN-424

PER COSA?
Kawasaki KX 250

QUALI ANNI?
1995-2002

QUANTO COSTA?
37 €

È DISPONIBILE?
Sì

COME APPARE?
Immagini prodotto

DOVE POSSO COMPRARLA?
URL canonico della scheda prodotto

Questo approccio è utile sia alla ricerca classica sia ai sistemi basati sull’AI.

Un secondo esempio: cercare senza conoscere il nome

Immaginiamo un motociclista che non sappia che un componente si chiama registro frizione.

Con la ricerca tradizionale ha un problema: non conosce la parola da cercare.

Potrebbe provare:

“coso per regolare filo frizione moto”

Con la ricerca visuale può invece fotografarlo.

Poi chiedere:

“Cos’è questo pezzo?”

e successivamente:

“Trovamelo per la mia moto.”

Questo è uno dei vantaggi fondamentali della multimodalità: riduce la necessità che l’utente conosca preventivamente il nome esatto dell’oggetto.

Un terzo esempio: ricerca per dettaglio

Supponiamo di avere una fotografia completa di una motocicletta.

L’utente è interessato soltanto ai paramani.

Google Lens permette di restringere la selezione a una parte dell’immagine; Google suggerisce esplicitamente di selezionare un’area più piccola per ottenere risultati più specifici.

Possiamo quindi passare da:

moto

a:

paramani presenti sulla moto

e successivamente aggiungere:

“Trovami questi in rosso.”

Questa combinazione di selezione visuale e linguaggio naturale rappresenta molto bene il concetto di ricerca multimodale.

Nel 2026 la ricerca va oltre immagini + testo

La direzione indicata da Google va ormai oltre la semplice combinazione fotografia/testo.

Nel maggio 2026 Google ha presentato una nuova esperienza di ricerca capace di utilizzare come input testo, immagini, file, video e schede di Chrome.

Google aveva inoltre già mostrato Search Live, che consente di interagire con la Ricerca attraverso la fotocamera e una conversazione in tempo reale.

Il concetto di “query” sta quindi diventando molto più ampio.

Non è più necessariamente:

una stringa di testo.

Può diventare:

immagine + voce + contesto + domanda + successive precisazioni.

Come preparare un e-commerce alla ricerca multimodale

Un negozio online dovrebbe lavorare contemporaneamente su quattro livelli.

1. Informazioni prodotto

Ogni prodotto dovrebbe avere, quando disponibili:

  • nome preciso;
  • marca;
  • SKU;
  • MPN;
  • GTIN/EAN;
  • categoria;
  • descrizione;
  • caratteristiche;
  • varianti;
  • compatibilità;
  • prezzo;
  • valuta;
  • disponibilità.

2. Immagini

Le immagini dovrebbero essere:

  • reali;
  • nitide;
  • sufficientemente grandi;
  • pertinenti;
  • accessibili ai crawler;
  • accompagnate da alt descrittivi;
  • possibilmente disponibili in più viste.

3. Dati strutturati

È utile implementare correttamente:

  • Product;
  • ProductGroup quando esistono varianti;
  • Offer;
  • Brand;
  • AggregateRating solo quando esistono realmente recensioni valide;
  • proprietà aggiuntive pertinenti.

4. Architettura tecnica

Bisogna inoltre verificare:

  • URL canoniche;
  • sitemap;
  • indicizzazione;
  • robots.txt;
  • performance;
  • accessibilità delle immagini;
  • link interni;
  • eventuali CDN/firewall che potrebbero impedire ai crawler di accedere alle risorse.

API e feed pubblici: possono aiutare?

Un catalogo pubblico strutturato può essere utile come ulteriore rappresentazione dei dati, soprattutto quando consente di collegare chiaramente:

SKU
MPN
brand
nome
descrizione
prezzo
disponibilità
immagini
varianti
compatibilità
URL canonica

Non bisogna però considerarlo una scorciatoia garantita per entrare nelle risposte AI.

Un endpoint JSON pubblico non implica automaticamente che Google o qualsiasi altra AI lo utilizzerà.

La priorità rimane rendere le pagine web pubbliche, le immagini e i dati strutturati facilmente accessibili e comprensibili.

Un feed può essere un livello aggiuntivo, non il sostituto della pagina prodotto.

Esempio di catalogo machine-readable

Una rappresentazione pubblica potrebbe essere:

{
  "sku": "1078174",
  "mpn": "IGN-424",
  "brand": "Tourmax",
  "name": "Bobina accensione Tourmax IGN-424",
  "description": "Bobina di accensione per applicazioni Kawasaki...",
  "price": 37.00,
  "currency": "EUR",
  "availability": "in_stock",
  "product_url": "https://example.com/prodotto/tourmax-ign-424",
  "images": [
    {
      "url": "https://example.com/images/tourmax-ign-424.jpg",
      "primary": true,
      "alt": "Bobina accensione Tourmax IGN-424"
    }
  ],
  "vehicle_compatibility": [
    {
      "make": "Kawasaki",
      "model": "KX 250",
      "year_from": 1995,
      "year_to": 2002
    }
  ]
}

Questa struttura non è uno standard universale imposto da Google, ma mostra bene il principio: rendere esplicite le relazioni tra prodotto, identificatori, immagini, prezzo e compatibilità.

La ricerca multimodale cambierà le keyword?

Non spariranno.

Cambierà però il loro ruolo.

Una persona può iniziare da:

fotografia di un componente

e aggiungere: “per KTM EXC 250”

poi: “2023”

poi: “disponibile subito”

poi: “meno di 100 euro”.

La query finale non è una singola keyword.

È il risultato dell’interazione tra immagine, prodotto riconosciuto, moto, anno, disponibilità e prezzo.

Per chi gestisce un e-commerce, questo significa che ottimizzare soltanto una pagina per una frase specifica sarà sempre meno sufficiente.

Bisogna costruire una scheda prodotto semanticamente completa.

Il futuro della ricerca è contestuale

Per oltre vent’anni abbiamo imparato a tradurre le nostre necessità nel linguaggio del motore di ricerca.

Volevamo un ricambio? Dovevamo conoscere il nome.

Volevamo un prodotto visto per strada? Dovevamo descriverlo.

Volevamo identificare un componente? Dovevamo trovare le parole corrette.

La ricerca multimodale ribalta progressivamente questo rapporto.

Possiamo mostrare ciò che vediamo e spiegare ciò che vogliamo.

Google può quindi combinare comprensione visuale, linguaggio naturale, informazioni presenti sul web e sistemi di intelligenza artificiale.

Per siti editoriali ed e-commerce questo significa che SEO, immagini, dati strutturati e qualità delle informazioni non possono più essere considerate discipline completamente separate.

Una fotografia ben realizzata, un MPN corretto, una compatibilità precisa, una descrizione utile e una pagina tecnicamente accessibile contribuiscono tutti a descrivere la stessa entità.

Ed è probabilmente questa la trasformazione più importante della ricerca multimodale:

non ottimizziamo più soltanto una pagina affinché corrisponda a una parola chiave; dobbiamo descrivere un prodotto, un oggetto o un argomento in modo sufficientemente completo perché un motore possa comprenderlo anche quando l’utente non conosce le parole esatte con cui cercarlo.

Il tuo sito continua a comparire su Google, ma riceve meno visite rispetto al passato? Il problema potrebbe non dipendere da una penalizzazione o da un errore tecnico. Il modo in cui le persone cercano informazioni sta cambiando: sempre più risposte vengono visualizzate direttamente nei motori di ricerca o generate da strumenti basati sull’intelligenza artificiale.

Questo fenomeno sta riducendo il numero di utenti che aprono i risultati organici, con conseguenze evidenti per blog, portali editoriali, siti aziendali ed e-commerce. La SEO non è finita, ma deve adattarsi a un contesto nel quale essere visibili non garantisce più automaticamente una visita.

Perché il traffico organico sta diminuendo?

Per molti anni il funzionamento della ricerca online è stato lineare: l’utente inseriva una domanda, Google mostrava un elenco di risultati e la persona apriva uno o più siti per trovare la risposta.

Oggi la pagina dei risultati contiene molti più elementi:

  • AI Overview e risposte generate dall’intelligenza artificiale;
  • featured snippet;
  • Knowledge Panel;
  • video e immagini;
  • mappe e risultati locali;
  • schede di prodotti e annunci sponsorizzati;
  • domande correlate con risposte espandibili.

L’utente può quindi ottenere le informazioni necessarie senza visitare il sito che le ha pubblicate. È il cosiddetto fenomeno delle ricerche zero-click.

Come gli AI Overview modificano i clic su Google

Gli AI Overview raccolgono informazioni provenienti da più fonti e presentano una risposta sintetica direttamente sopra o all’interno dei risultati tradizionali. Questa funzione è utile per l’utente, ma può ridurre il tasso di clic verso le pagine posizionate organicamente.

Una ricerca del Pew Research Center condotta su circa 69.000 ricerche Google ha rilevato che, quando appare una sintesi generata dall’AI, gli utenti aprono un risultato tradizionale nell’8% delle sessioni. In assenza della sintesi, la percentuale rilevata sale al 15%.

Essere citati nella risposta AI può aumentare la visibilità del marchio, ma non garantisce l’accesso al sito. Secondo la stessa analisi, i collegamenti presenti nelle sintesi AI vengono aperti soltanto in una piccola parte delle sessioni.

Il calo delle visite non significa sempre perdita di posizionamento

Quando diminuisce il traffico, la prima reazione è spesso pensare a una penalizzazione. Prima di arrivare a questa conclusione bisogna confrontare impressioni, posizione media e clic in Google Search Console.

Se le impressioni e le posizioni restano relativamente stabili, mentre clic e CTR diminuiscono, il sito potrebbe essere interessato da un cambiamento nella pagina dei risultati o nelle abitudini degli utenti.

Se invece calano contemporaneamente impressioni e posizioni, è necessario verificare anche altre possibili cause:

  • problemi di indicizzazione;
  • modifiche agli URL o ai collegamenti permanenti;
  • contenuti diventati obsoleti;
  • maggiore concorrenza;
  • errori nei canonical o nelle direttive robots;
  • peggioramento delle prestazioni e dei Core Web Vitals;
  • aggiornamenti degli algoritmi di ricerca.

Quali contenuti rischiano di perdere più clic?

I contenuti maggiormente esposti sono quelli che rispondono a domande semplici e possono essere sintetizzati in poche righe. Definizioni, conversioni, date, istruzioni elementari e risposte brevi possono essere riprodotte facilmente nella pagina di ricerca.

Sono più difficili da sostituire, invece, i contenuti che offrono un valore concreto e non completamente riassumibile:

  • prove ed esperienze dirette;
  • strumenti interattivi e configuratori;
  • ricerche proprietarie e dati originali;
  • confronti approfonditi;
  • opinioni motivate da esperienza professionale;
  • guide accompagnate da esempi reali;
  • servizi, prodotti e assistenza personalizzata.

SEO e GEO: qual è la differenza?

La SEO mira a migliorare la presenza di un sito nei risultati dei motori di ricerca. La Generative Engine Optimization, spesso abbreviata in GEO, cerca invece di rendere i contenuti facilmente comprensibili, verificabili e citabili dai sistemi di intelligenza artificiale.

Le due attività non devono essere considerate alternative. Un sito continua ad avere bisogno di una corretta indicizzazione, buone prestazioni, contenuti utili, collegamenti interni e autorevolezza. A questi elementi bisogna aggiungere una struttura capace di comunicare bene anche con i motori generativi.

Come rendere un contenuto più utile e citabile

Un articolo destinato al nuovo ecosistema della ricerca dovrebbe offrire subito una risposta chiara, per poi svilupparla con dati, esempi e approfondimenti.

È consigliabile:

  1. utilizzare titoli che anticipino chiaramente l’argomento della sezione;
  2. scrivere paragrafi brevi e concentrati su una singola domanda;
  3. citare fonti riconoscibili e aggiornate;
  4. indicare autore, data di pubblicazione e data dell’ultimo aggiornamento;
  5. aggiungere tabelle, elenchi e confronti quando migliorano la comprensione;
  6. usare dati strutturati coerenti con il contenuto realmente visibile;
  7. inserire esperienze, fotografie, test e informazioni originali;
  8. collegare l’articolo ad altre risorse autorevoli presenti sul sito.

Il semplice utilizzo di Schema.org non assicura la citazione nelle risposte AI, ma aiuta i sistemi automatici a interpretare correttamente entità, prodotti, organizzazioni, autori e relazioni tra i contenuti.

Non misurare soltanto le visite

Il traffico rimane importante, ma non può più essere l’unico indicatore. Un sito potrebbe ricevere meno utenti e, nello stesso tempo, intercettare persone più vicine all’acquisto o alla richiesta di contatto.

Conviene monitorare anche:

  • CTR delle singole query;
  • richieste di preventivo;
  • telefonate e contatti WhatsApp;
  • iscrizioni alla newsletter;
  • aggiunte al carrello e vendite;
  • ricerche contenenti il nome del marchio;
  • citazioni e collegamenti ricevuti da altri siti;
  • visite provenienti da ChatGPT, Gemini, Perplexity e altri assistenti.

Il valore reale non è generare il maggior numero possibile di sessioni, ma trasformare la visibilità in relazioni, contatti e vendite.

Come ridurre la dipendenza da Google

Affidare quasi tutto il traffico a un solo canale espone il progetto a cambiamenti che non possono essere controllati. Per questo è necessario costruire un pubblico raggiungibile anche direttamente.

Una strategia più solida può comprendere newsletter, notifiche, community, canali video, social network, campagne pubblicitarie, partnership e contenuti capaci di rafforzare le ricerche del brand.

Per un e-commerce sono particolarmente importanti la fidelizzazione, il recupero dei clienti già acquisiti, le recensioni, le email successive all’acquisto e un catalogo con informazioni che vadano oltre quelle fornite dai produttori.

Cosa fare subito se il traffico del sito sta calando

Il primo passo consiste nel confrontare gli ultimi mesi con lo stesso periodo dell’anno precedente, distinguendo pagine, query, dispositivi e Paesi. Successivamente bisogna identificare quali contenuti hanno perso clic e verificare manualmente come sono cambiate le relative pagine dei risultati.

Le attività prioritarie sono:

  1. escludere errori tecnici e problemi di indicizzazione;
  2. aggiornare gli articoli che continuano a ricevere impressioni ma hanno perso CTR;
  3. migliorare titoli e descrizioni senza utilizzare promesse ingannevoli;
  4. aggiungere informazioni originali che una risposta automatica non possa sostituire;
  5. rafforzare autore, fonti e competenza dimostrabile;
  6. creare percorsi che trasformino il lettore in iscritto, cliente o contatto;
  7. diversificare progressivamente le sorgenti di acquisizione.

La SEO non scompare, ma cambia obiettivo

La crisi dei clic non indica la fine dei siti web. Segnala piuttosto la conclusione di un modello basato esclusivamente sulla produzione di contenuti generici per intercettare parole chiave.

Nel nuovo scenario sarà premiato chi possiede un’identità riconoscibile, pubblica informazioni verificabili e offre qualcosa che non può essere completamente consumato nella pagina dei risultati. La strategia deve quindi unire SEO tecnica, contenuti originali, autorevolezza del marchio, ottimizzazione per i sistemi generativi e capacità di convertire ogni visita in un rapporto diretto con l’utente.

ChatGPT starebbe modificando profondamente il modo in cui ricerca e seleziona le informazioni disponibili online. Secondo un’analisi pubblicata da Xpert.Digital, tra il 16 e il 20 agosto 2026 OpenAI avrebbe introdotto una nuova architettura di ricerca senza comunicarla attraverso un annuncio pubblico dettagliato.

Non si tratterebbe semplicemente di un aggiornamento del modello, ma di una trasformazione del sistema utilizzato per individuare fonti, confrontare informazioni e presentare i risultati agli utenti. Le novità potrebbero avere conseguenze importanti per siti web, attività locali, e-commerce, editori e professionisti che lavorano con SEO e Generative Engine Optimization, conosciuta anche come GEO.

Come sarebbe cambiata la ricerca di ChatGPT

In precedenza, le interrogazioni interne di ChatGPT apparivano strutturate in formato JSON e utilizzavano comandi simili agli operatori della ricerca tradizionale. L’analisi segnala adesso la comparsa di una sintassi più compatta, organizzata mediante campi separati.

Una ricerca potrebbe contenere il tipo di canale da utilizzare, la frase da cercare, il periodo temporale da considerare e il dominio da consultare. Questa struttura permetterebbe al sistema di scegliere in maniera più precisa dove cercare e quanto debbano essere recenti le informazioni.

È importante precisare che si tratta di osservazioni effettuate sul comportamento tecnico della piattaforma e non di funzionalità illustrate in un comunicato ufficiale di OpenAI. Il funzionamento potrebbe quindi essere ancora sperimentale o cambiare ulteriormente.

La freschezza dei contenuti diventa determinante

Uno degli elementi più interessanti riguarda le finestre temporali applicate alle ricerche. ChatGPT sembrerebbe attribuire una durata differente alla validità delle informazioni in base all’argomento trattato.

  • Per quotazioni finanziarie e dati di mercato potrebbero essere considerate informazioni degli ultimi due giorni.
  • Per risultati e notizie sportive la finestra potrebbe arrivare a sette giorni.
  • Per prodotti, prezzi e abbonamenti software verrebbero utilizzati generalmente gli ultimi 30 giorni.
  • Per rapporti aziendali e informazioni commerciali il periodo potrebbe estendersi a 90 giorni.
  • Per opinioni, attività locali e contenuti meno soggetti a variazioni potrebbero essere consultati dati vecchi di uno, cinque o persino dieci anni.

Questo sistema rende l’aggiornamento sostanziale dei contenuti ancora più importante. Cambiare soltanto una data o correggere piccoli errori difficilmente sarà sufficiente: per conservare rilevanza serviranno informazioni nuove, verificabili e realmente utili.

Non esiste più un solo motore di ricerca

La ricerca di ChatGPT sembrerebbe essere suddivisa in diversi canali specializzati. Il sistema potrebbe scegliere automaticamente lo strumento più adatto in base all’intenzione espressa dall’utente.

Il canale generalista continuerebbe a occuparsi delle normali ricerche sul web. Un canale dedicato ai prodotti potrebbe invece consultare cataloghi strutturati, mentre quello riservato alle attività commerciali utilizzerebbe dati geografici, mappe, directory e informazioni locali.

Sarebbero inoltre presenti una ricerca specifica per le immagini e un sistema capace di generare elementi interattivi direttamente nella conversazione, come grafici finanziari, calendari e risultati sportivi.

Per le imprese ciò significa che la visibilità non dipenderà esclusivamente dalle pagine indicizzate nei motori di ricerca. Un negozio dovrà mantenere aggiornati cataloghi, prezzi e disponibilità; un’attività locale dovrà curare mappe, indirizzi, recensioni e directory; un editore dovrà pubblicare dati tempestivi e chiaramente strutturati.

Più importanza ai siti ufficiali dei marchi

La nuova architettura includerebbe anche un campo riservato al dominio. ChatGPT potrebbe riconoscere automaticamente il sito ufficiale di un marchio e interrogarlo direttamente quando deve verificare caratteristiche, prezzi, documentazione o altre informazioni.

Questo comportamento favorisce i domini autorevoli e facilmente riconoscibili. Diventa quindi essenziale presentare chiaramente il nome dell’azienda, mantenere coerenti le informazioni pubblicate sui diversi canali e costruire nel tempo un’identità digitale riconoscibile.

Le aziende più giovani potrebbero incontrare maggiori difficoltà se il sistema non ha ancora stabilito un collegamento affidabile tra il marchio e il relativo dominio. Dati strutturati, citazioni autorevoli, profili verificati e una comunicazione coerente possono contribuire a rafforzare questa associazione.

Il nuovo ruolo di Reddit nelle risposte di ChatGPT

L’analisi dedica particolare attenzione a Reddit. La piattaforma continuerebbe a essere consultata frequentemente per individuare opinioni, esperienze e valutazioni degli utenti, ma comparirebbe molto meno tra le fonti visibili nelle risposte finali.

In alcuni casi ChatGPT utilizzerebbe discussioni pubblicate durante un periodo molto ampio: fino a 365 giorni per determinate ricerche sui prodotti e fino a dieci anni per alcune interrogazioni locali. Reddit diventerebbe così una sorta di filtro invisibile con cui verificare la reputazione di aziende e prodotti.

I dati riportati indicano che la quota di Reddit tra le citazioni visibili sarebbe scesa da una media del 3,83% allo 0,52%, con una riduzione di circa l’86%. La piattaforma, tuttavia, continuerebbe a essere analizzata dietro le quinte.

Questa dinamica riduce l’efficacia delle campagne costruite con account temporanei e commenti promozionali artificiali. Una reputazione autentica, sviluppata attraverso discussioni spontanee e distribuite nel tempo, potrebbe acquisire maggiore valore rispetto a una grande quantità di menzioni recenti.

Widget interattivi e diminuzione dei clic

Un altro cambiamento riguarda la presentazione dei risultati. Per alcune domande ChatGPT può mostrare direttamente grafici, schede, calendari o altri strumenti interattivi. L’utente riceve così ciò che cerca senza dover necessariamente visitare un sito esterno.

Per editori, portali finanziari e siti sportivi questa evoluzione potrebbe provocare una diminuzione del traffico proveniente dalle piattaforme di intelligenza artificiale. Le fonti continuano a fornire i dati, ma il collegamento cliccabile rischia di diventare meno evidente o di scomparire dall’interfaccia.

Il fenomeno ricorda le ricerche senza clic già diffuse su Google, ma con un livello di interazione superiore. ChatGPT non offre soltanto un riepilogo: può trasformare le informazioni raccolte in uno strumento utilizzabile direttamente nella conversazione.

Come preparare un sito alle nuove regole GEO

Non esiste una tecnica capace di garantire la presenza nelle risposte dell’intelligenza artificiale. Le osservazioni disponibili suggeriscono però alcune attività utili:

  • aggiornare realmente le pagine che contengono prezzi, statistiche e informazioni soggette a variazioni;
  • indicare chiaramente date di pubblicazione e aggiornamento;
  • rendere riconoscibile il sito ufficiale dell’azienda;
  • utilizzare dati strutturati corretti per prodotti, organizzazioni, attività locali e articoli;
  • mantenere coerenti indirizzi, recapiti e informazioni aziendali;
  • curare cataloghi, mappe, directory e piattaforme di recensioni;
  • costruire una reputazione autentica nelle community;
  • pubblicare contenuti originali basati su esperienza, dati e competenze verificabili.

SEO e GEO dovranno lavorare insieme

La SEO tradizionale non è destinata a scomparire, ma dovrà integrarsi con strategie pensate per i sistemi di intelligenza artificiale. Essere ben posizionati su Google potrebbe non essere più sufficiente se un sito non viene riconosciuto come fonte attendibile dai modelli generativi.

Allo stesso tempo, inseguire presunti trucchi per ottenere citazioni da ChatGPT rappresenta una strategia fragile. L’infrastruttura può cambiare rapidamente e rendere inutili tecniche che sembravano efficaci soltanto poche settimane prima.

La soluzione più solida rimane costruire un sito tecnicamente accessibile, autorevole e aggiornato, accompagnato da una presenza digitale coerente. L’obiettivo non deve essere soltanto ottenere un collegamento, ma diventare una fonte che i sistemi possano riconoscere, consultare e verificare nel tempo.

Fonte dell’analisi: Xpert.Digital. Le modifiche descritte derivano da osservazioni indipendenti e potrebbero non rappresentare funzionalità ufficialmente confermate da OpenAI.

Google chiude un’era: arriva Gemini

Dopo quasi dieci anni di servizio, Google Assistant si prepara a lasciare definitivamente il posto a Gemini. Google ha confermato che dal 4 settembre 2026 l’assistente vocale storico verrà progressivamente rimosso dai dispositivi Android compatibili, diventando parte integrante della nuova strategia basata sull’intelligenza artificiale generativa.

Gli utenti stanno già ricevendo una comunicazione ufficiale via email che anticipa il cambiamento. Continuando a pronunciare il classico comando “Ok Google”, non sarà più Google Assistant a rispondere, ma Gemini.

Cosa cambia per gli utenti

Il nuovo assistente non si limiterà ad eseguire semplici comandi vocali come impostare una sveglia o inviare un messaggio. Gemini introduce capacità conversazionali molto più evolute, comprendendo il contesto, mantenendo memoria della conversazione e integrandosi profondamente con le applicazioni Google.

  • Conversazioni naturali e contestuali.
  • Comprensione di richieste complesse.
  • Integrazione con Gmail, Maps, Calendar e Workspace.
  • Supporto multimodale con testo, voce e immagini.
  • Maggiore produttività grazie all’intelligenza artificiale generativa.

Quali dispositivi saranno interessati

La sostituzione riguarda smartphone Android, tablet, smartwatch Wear OS, cuffie compatibili e Android Auto collegato allo smartphone. Per il momento rimangono esclusi Google Home, Google Nest, Google TV e le auto con Google Built-in, dove Assistant continuerà a funzionare fino a un futuro aggiornamento.

Perché Google punta tutto su Gemini

La concorrenza con ChatGPT, Microsoft Copilot e gli altri assistenti AI ha accelerato la trasformazione dell’ecosistema Google. Gemini rappresenta il nuovo centro della strategia dell’azienda, con un’intelligenza artificiale progettata non solo per rispondere alle domande ma anche per assistere gli utenti nello studio, nel lavoro, nella scrittura, nella programmazione e nella ricerca di informazioni.

Una svolta per Android

L’addio a Google Assistant segna la fine di uno degli strumenti più iconici dell’universo Android. La nuova generazione di assistenti punta su modelli linguistici avanzati capaci di comprendere il contesto, ragionare e interagire in maniera sempre più naturale. Per milioni di utenti sarà uno dei cambiamenti più importanti introdotti da Google negli ultimi anni.

Google continua a sviluppare nuove funzionalità per Gemini Live, la modalità conversazionale del proprio assistente basato sull’intelligenza artificiale. Secondo quanto emerso analizzando la versione beta dell’app Google, gli sviluppatori stanno lavorando a una funzione molto richiesta: la possibilità di allegare file direttamente durante una conversazione Live.

Gemini Live diventa ancora più completo

Attualmente Gemini Live permette di interagire in tempo reale con l’assistente condividendo la fotocamera o lo schermo dello smartphone, rendendo l’esperienza molto più naturale rispetto a una classica chat testuale.

La nuova implementazione dovrebbe introdurre un pulsante + nella barra degli strumenti che consentirà di allegare:

  • foto;
  • documenti;
  • file archiviati su Google Drive;
  • altri contenuti utili da analizzare durante la conversazione.

In questo modo gli utenti potranno chiedere spiegazioni, riassunti, analisi o assistenza direttamente sui documenti condivisi senza interrompere la sessione Live.

Funzione ancora in fase di sviluppo

Le prime prove mostrano che il nuovo menu degli allegati è già presente nel codice dell’app, ma la funzione non è ancora completamente operativa. Al momento Gemini Live non riesce ancora a elaborare correttamente i file allegati, segno che Google sta ancora lavorando all’integrazione.

In arrivo anche una nuova interfaccia

Oltre al supporto agli allegati, Google starebbe preparando un piccolo restyling grafico dell’interfaccia di Gemini Live. Le modifiche sembrano seguire il nuovo linguaggio di design Neural Expressive, con elementi più moderni, pulsanti ridisegnati e una disposizione più intuitiva dei comandi.

Non è stata annunciata alcuna data ufficiale per il rilascio delle novità, ma la loro presenza nella beta lascia pensare che Google possa introdurle in uno dei prossimi aggiornamenti dell’app Google.

Un passo avanti per l’assistente AI

Se confermata, questa funzione renderà Gemini Live uno strumento ancora più utile per studio, lavoro e produttività, permettendo di discutere documenti, immagini e file senza uscire dalla conversazione. Una caratteristica che avvicina sempre di più l’assistente di Google a un vero collaboratore intelligente capace di comprendere il contesto fornito dall’utente.