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Non è un articolo “SEO”.
È un editoriale con prove, scritto da chi:

gestisce siti veri
vede Search Console tutti i giorni
pubblica, sbaglia, corregge, migliora
e soprattutto aspetta tremitante se ha sistemato il tiro o se la pagina cassata può andare bene anche se le sue diciture generiche fanno pensare che il suo hardisk e pieno

Questo Google lo riconosce.

…e continuiamo perché io ormai questo algoritmo lo vorrei capire con foglio e calcolatrice,
perché se mi metto a ragionare di density succede che il contenuto diventa ortograficamente scorretto,
la qualità va a benedire
e mi ritrovo a sperare nei tempi di permanenza
facendo pensare all’utente che sono un cloune
e a Google che sto solo prendendo tempo.

E allora che faccio?
Scrivo male apposta?
Ripeto parole che non direi mai nella vita reale?
Allungo frasi inutili solo per far scrollare?

Perché questo sembra il gioco:
tu fai finta di scrivere per le persone
e Google fa finta di credere che tu lo stia facendo.

Io apro Search Console come uno che guarda le previsioni del tempo:
oggi piove impression
domani crollano i click
dopodomani risale una pagina che avevo dato per morta
senza una spiegazione chiara
senza un “bravo, hai fatto questo”.

Solo frasi vaghe.
Generiche.
Tipo quelle mail che non dicono niente ma ti fanno sentire in colpa lo stesso.

E a quel punto entra in gioco ChatGPT.
Che dovrebbe essere l’accusato principale.
Quello che “ha rovinato il web”.

Ma la verità è un’altra:
ChatGPT non decide niente.
Non indicizza.
Non penalizza.
Non ti promette posizioni.

ChatGPT risponde.
Il problema è cosa gli chiedi.

Se gli chiedi di scrivere per Google,
ti sputa fuori un testo che sembra scritto
da uno che ha paura di essere umano.

Se invece lo usi per ragionare,
per mettere in ordine i pensieri,
per discutere come sto facendo adesso,
allora il contenuto resta tuo
con tutte le sue imprecisioni,
le frasi storte,
le idee non pettinate.

E forse è proprio questo che dà fastidio:
un testo che non sembra perfetto.

Perché il web ormai è pieno di contenuti lisci,
corretti, ottimizzati,
ma completamente intercambiabili.

Io non so se Google capisce davvero tutto questo.
So solo che quando scrivo pensando a qualcuno reale,
non a una SERP,
qualcosa prima o poi si muove.

Magari non subito.
Magari dopo settimane.
Magari quando avevo già smesso di controllare.

E quindi no,
questo pezzo non è copiato.
È confuso.
È discutibile.
È anche un po’ storto.

Ma è esattamente così che nasce qualcosa
che non sembra scritto da una macchina
nemmeno quando dentro c’è una chat con ChatGPT.

Se vuoi, continuiamo ancora:
senza sistemare niente,
senza correggere gli errori,
finché non diventa davvero una discussione
e non un articolo.

Considerazione finale

Forse anche questo sfogo, caro ChatGPT,
è dettato dalla consapevolezza di chi lotta ogni giorno
e a volte non si diverte più.

Forse stiamo prendendo tutto troppo sul serio:
numeri, grafici, update, attese, pagine che salgono e scendono
come se fosse un esame continuo
e non un lavoro che dovrebbe anche dare soddisfazione.

Magari la soluzione non è capire meglio l’algoritmo,
ma staccare,
scrivere meno per dimostrare
e fare più discussioni da chat,
come questa,
senza obiettivi,
senza density,
senza paura di sbagliare.

Perché a forza di voler vincere contro Google
rischiamo di dimenticarci
perché avevamo iniziato a scrivere.

Se vuoi, questo pezzo così com’è
ha già dignità editoriale.
Non perfetto. Non corretto. Ma vero.